La cucina veneziana è di origini molto antiche. In essa la tradizione tipicamente marinara convive con una di origine turco-bizantina dai sapori dolci e speziati. Così, l’uva, i pinoli, lo zucchero e la cannella oggi impreziosiscono molti pitti tradizionali, dai primi piatti fino ai dolci. Dalle maschere ai palazzi alla tavola: l’anima internazionale di Venezia la rende unica. Inutile dire che il protagonista principale della cucina veneziana è il pesce. Venezia ha saputo mantenere intatta una tradizione culinaria che vive ancora nei ristoranti e nelle piccole osterie che, pur rimanendo defilati, si trovano in ogni sestriere.
Vere prelibatezze sono le seppie accompagnate ai primi piatti o alla fantastica polenta di farina bianca. E ancora le sarde in saòr (sarde fritte, marinate con cipolla, aceto, pinoli e uvetta), il bisàto in tecia (anguilla cotta in padella).
Tra i primi piatti una grande tradizione veneziana è quella dei riso, accompagnato da carne, pesce o vegetali. Tra questi, una antica ricetta veneziana è quella a base di risi e bisi, riso con piselli dal sapore dolce, che si coltivano nella laguna veneziana.
Tra i secondi piatti, pesce a parte, una ricetta antica acquisita dalla cucina mediterranea è il fegato alla veneziana, mentre solo veneziano è rimasto quello in tortiera tagliato a fettine sottili, passato col pangrattato zucchero e succo di limone e cucinato al forno.
Le verdure, coltivate nel terreno sabbioso delle isole lagunari che dà loro un sapore particolare, presentano una grande varietà. Un posto di primo piano occupa il carciofo con le sue diverse qualità. Famosi per la loro tenerezza sono i cuori di carciofo, che vengono venduti al mercato di Rialto in confezioni già pronte. Una particolare qualità di questi ortaggi è poi la castraura, un tipo di carciofo che viene strappato dal centro di una grande pianta con un apposito coltello inventato dai veneziani.
Tra i dolci, la pasticceria veneziana si caratterizza per la grande varietà di biscotti secchi. I più noti sono i baicoli. Di forma allungata e sottile, friabili, questi biscotti prendono il nome da un piccolo pesce simile al branzino. Le scatole in latta colorata, che occupano buona parte delle vetrine delle pasticcerie, e sono uno tra i più classici souvenir gastronomici della città lagunare, ricordano che ‘no g’he a ‘sto mondo no, più bel biscotto, più fin, più dolce, più lisiero e san, por mogiar in cicara e in goto, del baicolo dolce venezian’. Sempre legati alla tradizione sono i brutti ma buoni, le fave dei morti a base di mandorle e pinoli e gli ‘essi’ a base di uova e burro e dalla tipica forma ad esse. E ancora gli zaleti, dolcetti a base di uvetta e granoturco, che intinti in vini dolci come il Vin Santo e lo Zibibbo, costituiscono il tipico dessert dei bacari, le caratteristiche osterie veneziane che ereditano il nome dal Dio del vino Bacco. Gli stessi ingredienti, accompagnano la preparazione del pan dei dogi e dei golosessi, veri e propri peccati di gola, a cui sono aggiunti noci, mandorle e cacao. A Carnevale poi i veri protagonisti dei balli in maschera sono i galani, - le frappe a Roma o le chiacchere a Napoli - e ancor più le frìtoe, frittelle fatte con un impasto di farina, uvetta, zucchero, lievito e latte. La loro origine è così antica, che si ricorda come - durante la Repubblica di Venezia - la Corporazione dei Fritoleri riuscì ad ottennere il permesso di frizer nei campi.